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Eva Perón

Tornerò e sarò milioni

22 aprile 2018 ,
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Eva Perón è uno dei personaggi più iconici del novecento. Incredibilmente sostenuta dal popolo, grazie all’impegno che condusse verso gli emarginati, le donne, i più umili, i bambini e gli anziani, fu riconosciuta e acclamata da tutto il popolo argentino come leader spirituale della nazione. Purtroppo il suo sogno di diventare vicepresidente fu interrotto da un tumore all’utero, che ne spense la vita a soli 33 anni. Le biografie spesso hanno  l’obiettivo di coltivare il mito più che il personaggio storico. La biografia politica di Eva Perón dovrebbe cercare di prescindere dal mito. Non di smontare il mito, perché i miti- chiunque fa storia lo sa- non si smontano. Se sono nati, è perché rispondono a delle funzioni. Nel caso dei miti non importa la “storia vera”, ammesso che una ne esita, cioè rivelare fatti che il mito non contemplava, perché comunque  il mito, se è nato, è perché rispondeva ad un’ esigenza e continuerà a prescindere da questi nuovi apporti. Vale per tanti miti e, in particolare, per Eva Perón. Forse la figura di Eva però, è stata ricostruita inadeguata, forse non le si è mai dato il giusto peso, né durante il peronismo come regime (1946-1955), né nella sua storia successiva. E’ per lo più vista come colei che fece una grande opera sociale e che quindi  svolse un importante ruolo di integrazione, simbolica e non solo materiale, delle masse, di cui il peronismo fu protagonista. Effettivamente c’è questa dimensione. Evita Perón non percepì mai la sua attività come una attività politica perché, nella sua concezione, tipica del peronismo, la politica non vale. La politica divide ciò che la natura vorrebbe unito e omogeneo. Dirà :“Io non faccio politica, perché la politica è un male. Io faccio giustizialismo”, ossia attuerà  l’ideologia del peronismo che voleva una nazione giusta e, per farlo, monterà un vero impero sociale. Con una straordinaria forza, Eva Perón è sicuramente un personaggio straordinario da questo punto di vista. Attraverso la sua Fondazione, un po’ alla volta, iniziò ad accumulare un’enorme ricchezza che utilizzò per creare case di accoglienza  per donne abbandonate, ospedali per i ceti popolari.. il suo obiettivo è, a mio avviso, chiaramente comprensibile da queste due frasi che Evita pronunciò alla stampa argentina:

“Ricordo perfettamente che per molti giorni rimasi triste quando venni a sapere che nel mondo c’erano i poveri e i ricchi; e lo strano è che non tanto mi addolorasse l’esistenza dei poveri, quanto sapere che, nello stesso tempo, c’erano anche i ricchi”.

“La carità separa il ricco dal povero, l’aiuto solleva il bisognoso e lo pone allo stesso livello dei ricchi”.

Nella prima frase capiamo tutta la sua storia di giovane donna, cresciuta in un clima familiare piuttosto ambiguo, con un padre, il proprietario terriero Juan Duarte, che non fu mai tale perché la madre di Evita, Juana Ibarguren, cuoca della tenuta, era la sua amante. I due ebbero ben cinque figli ma tutti illegittimi.”El estanciero”, così era chiamato Duarte, non  porterà mai  Juana all’altare, a causa del fatto che egli aveva già una  famiglia. Fortunatamente, tutto ciò sembra non indebolire il carattere già forte della piccola Evita. L’illegittimità pesa alla mentalità ottusa delle persone che la circondano, non a lei. In paese si inizia a mormorare sulla strana situazione della famiglia Duarte e, ben presto, sua madre e lei stessa diventano “un caso”. Oltretutto, la loro situazione economica era, a dir poco, disastrosa. Questo illumina Evita. Capisce che i poveri non avranno mai gli stessi diritti sociali e le stesse possibilità di splendore dei ricchi e non può accettarlo. Contro ciò,  lotterà fino alla sua morte. Inizia studiando per diventare un’attrice. Continua accompagnandosi a uomini ricchi che potevano aiutarla a migliorare il suo tenore di vita e finisce diventando first lady dell’Argentina, sposando il futuro presidente Juan Domingo Perón. Questo le permetterà di creare un totale sconvolgimento socio-popolare, attraverso la gestione esclusiva e brutale dei sindacati. Purtroppo fu evidente che, data la sua giovane età, Evita sperperò male molto denaro del governo, con conseguenze gravissime. Ma l’intento era riscattare i poveri, riscattare lei stessa, ostinatamente, caparbiamente e, forse, un po’ ingenuamente. Quando afferma di aver capito che l’aiuto solleva il bisognoso e lo pone allo stesso livello dei ricchi, attua una sua politica per raggiugere tale obiettivo, ed è davvero sorprendente come vi riuscì, essendo così giovane e così inesperta. Il suo successo iniziò principalmente con le donazioni. Divenne celebre perché  riceveva centinaia di persone disagiate cui risolveva problemi trovando per loro il lavoro, offrendogli  case, prendendo contanti dal cassetto e regalandoli a fasci di banconote. Anche in Europa  fece la stessa cosa: dal balcone dell’ambasciata argentina  a Roma, buttò banconote di lire dalle finestre. E così in Spagna.. realizzò un vero impero. Questa è una parte. Bisognerebbe capire meglio la natura di questo impero; se davvero l’integrazione sociale che ci fu e che fece di lei un personaggio amatissimo, fu elemento di modernizzazione argentina o se invece la ritardò [1].

Forte di questa popolarità carismatica, datale dal suo impero sociale, Eva Perón , che non aveva nessuna cultura ma un’ intelligenza brillante e una forza di volontà incredibile, iniziò ad ampliare la sua sfera di influenza e divenne  la principale titolare del controllo sulla stampa del regime. Eva qui fu la tipica caudilla [2] perché, con i suoi uomini, aveva un rapporto molto esplicito, di devozione di loro nei suoi confronti in cambio di guadagni, più o meno cospicui, ma facili, che lei gli concedeva. Aveva un potere assoluto di liberarsi di chi sgarrava o di chi manifestava un minimo di autonomia e, tale potere assoluto, risiedeva nella massima popolarità che lei possedeva. Eva poteva muovere il popolo come voleva e contro chiunque e spesso licenziava  in tronco i più indipendenti. Con il tempo mise i suoi uomini a controllare anche le principali istituzioni culturali del paese. Per quanto riguarda la diplomazia, attraverso la creazione di nuove figure, ossia di nuovi addetti operai nelle ambasciate argentine, coltivò un peronismo fortemente imperialista in America Latina. L’idea di Eva, forse ancora più del Presidente, era quella di universalizzare il peronismo, cosa che spaventava altre nazioni vicine che temevano la potenza argentina e che si manifestava proprio attraverso questa ansia di diffusione dell’ ideologia peronista nel continente. Eva arrivò a controllare gran parte del “blocco”, quello che oggi chiameremmo gruppo parlamentare, quasi più di Perón stesso. Era quasi impossibile dal 1950 in poi, che Eva non fosse presente alle riunioni di gabinetto assieme al marito. Si era sviluppato intorno a lei uno straordinario apparato di potere ma il principale elemento di controllo era il Sindacato Unico che Perón aveva voluto come sindacato di stato e che era la più forte, importante e popolare base del peronismo. Il numero degli operai e degli iscritti ai sindacati peronisti, gli unici che avevano il diritto di esistere, era altissimo e questo perché l’Argentina, durante la guerra, si era trasformata in una nazione industriale e Perón, del resto, non aveva fatto altro, attraverso misure protezionistiche, che incoraggiare l’industria. Gli iscritti erano milioni e milioni ed Eva finì per controllare completamente questo sindacato. Questo forte sostegno sindacale la fece accrescere immensamente di forza e ciò le causò presto contrasto con i militari, altro importante bastione del peronismo, i quali temevano che questo accrescimento del potere dei sindacati potesse squilibrare il regime e bloccare la sviluppo del paese e ciò si verifico, in effetti, nel  1949-50. Inoltre, temevano che il sindacato, diventato così potente, portasse il  peronismo verso altre sponde. Molti militanti comunisti entrarono a far parte del peronismo e lo stesso linguaggio di Eva Perón era tipico della lotta di classe estrema. Per riassumere, l’eccessivo potere dei sindacati rafforzò Eva ma indebolì  il regime nel suo complesso perché, se è vero che esso si poggiava su un equilibrio tra diversi pilastri, tale equilibrio era divenuto debole.

Ma Eva, chi era?

Come può una donna realizzare un impero sociale così vasto e in un tempo, relativamente, così breve?

E’ stato tutto improvvisato?

Quali erano le sue basi ideologiche? Ha partorito lei da sola questo progetto o la cosa gli è solo “cresciuta in mano”? Era un donna senza formazione accademica né culturale e, dunque, non possiamo dire che possedesse una vera e proprio ideologia, tuttavia, aveva un suo retroterra. Veniva dall’Argentina più profonda e aveva stretto dei rapporti. Il più importante di questi rapporti era con un sacerdote, un ex gesuita che poi l’ordine espulse nel 1948 ma che rimase un sacerdote secolarizzato. Tal signore si chiamava Hernan Benitez e fu, probabilmente, il più grande ideologo di Eva Perón. Lui la chiamò una comunista di destra. Molti hanno chiamato il peronismo fascismo di sinistra. Se interpretiamo queste due queste due figure rovesciate allo specchio, possiamo parlare di un peronismo di Eva. Il presidente Perón si trovò a gestire un movimento in cui la forza della classe operaia era alquanto maggiore di quanto egli avrebbe desiderato e, in fondo, lui aveva come obiettivo finale la comunità organizzata, cioè un ordine corporativo in cui tutte le membra dell’organismo stessero in equilibrio. Se i sindacati assumevano troppo potere, li equilibrava con la forza dell’esercito; se l’ esercito o la chiesa assumevano troppo potere etc.. Eva invece, porta alle estreme conseguenze quell’innata concezione organicista dell’ordine sociale che aveva. La sua visione del mondo è totalmente manichea. Da una parte c’è  il popolo, di cui essa è incarnazione e che rappresenta tutte le virtù- il bene, e che il giustizialismo esprime; dall’altra c’è il nemico, che essa vuole distruggere. In tal senso, lei è totalitarismo allo stato puro. Essa esprime l’odio per il nemico e la necessità di demolirlo. Infatti, prese le misure più drastiche lei: fece chiudere la “Prensa”, il più prestigioso giornale liberale di tutta l’America latina. Questo ebbe conseguenze enormi all’interno e all’esterno dell’Argentina. Spesso le sue organizzazioni sociali e l’uso propagandistico massiccio, tipico dei regimi totalitari che essa fece,  furono usate come masse di urto, come “squadrismo” vero e proprio. Perón forse sarebbe arrivato ad regime di tipo franchista, più conservatore e tradizionale. Ma non gli fu mai consentito proprio dall’esistenza dell’altro peronismo, divenuto forte e potente e che era il peronismo di Eva. Eva ha usato questa  straordinaria forza popolare per conquistare potere e per imporre il peronismo di  Eva, che è un peronismo dualista. Totalitarismo in atto. Però i sindacati, a loro volta, usarono Eva come ascensore sociale, cioè per conquistare potere nelle frange più conservatrici del peronismo. Capita sempre nei regimi totalitari che la dialettica politica soppressa all’esterno si rivolga all’interno dei regimi, quindi, per i sindacati, divinizzare Eva, era un modo per conquistare potere. Tanto è vero che quando morì, della sua salma, non fu Perón che se ne impossessò, materialmente e simbolicamente, ma il sindacato, che fece di lei una divinità. Il suo corpo imbalsamato rimase nella sede. Perón era diventato prigioniero del cadavere di Eva, perché invocando lei e la sua storia e il suo tipo di peronismo, i sindacati conservarono uno straordinario potere che impedì a Perón di cercare, se fosse stato possibile, di riportare in equilibrio i diversi apparati del potere. Caduto Perón, rimase il sindacato e quello che poi iniziò ad essere chiamato il peronismo di sinistra. I concetti, ampiamente studiati, di peronismo di Perón – di destra -e di peronismo di Eva- di sinistra, obbligano a riguardare la storia dei totalitarismi del XX secolo. E’ proprio qui che sta, probabilmente, l’unica eccezionalità del movimento peronista. In esso, dal momento che non ci fu alcuna guerra a farlo cadere, come invece è accaduto per i totalitarismi europei fra le due guerre, vi troviamo insieme, e non disgiunte, una serie di affinità presenti fra i regimi totalitari, quelli di destra, come il nazionalsocialismo o il fascismo e quelli di sinistra, come il comunismo staliniano. L’elemento chiave che li accomuna è quello che abbina una pretesa di integrazione nazionale, in nome di un ideale organicistico, al totalitarismo. I due concetti infatti, nel peronismo, convivono insieme. E l’icona di Eva è essenziale nel condurre tale analisi storico-politica.

Eva era chiamata dal popolo Evita ed è sempre stata accanto a Perón e di lui ne ha aspramente sostenuto  l’opera sociale. Davanti al suo popolo grida :“Non esiste forza capace di piegare un popolo che conosce i suoi diritti perché  la sua forza non è ancora spenta. I nemici non sanno affrontare una lotta franca. Il popolo ha voltato loro le spalle, stanco delle loro pagliacciate. Ma i nostri nemici ora cercano altri mezzi per raggiugere i loro scopi, scopi che non riusciranno mai ad ottenere. Oggi, come ieri, il loro obiettivo è uno solo: lo sfruttamento del popolo e la schiavitù della nazione”. La povera gente, i descamiciados, si riconosce nelle sue umili origini e la adora. Si occupa delle donne, e ottiene per loro il diritto al voto politico, la legge per il riconoscimento dei figli illegittimi, aiuti alle madri povere e fonda il movimento peronista femminile. Si presenta in pubblico con gioielli appariscenti, abiti francesi, pellicce e dice alle donne che la applaudono: ”Un giorno tutto questo sarà vostro” [3]. Ha un potere enorme. E’ proprietaria e direttrice del giornale “Democrazia” e controlla la radio di stato. Inaugura ospedali, scuole, asili, istituti per la maternità e ricoveri per anziani, tutto sotto il controllo della “Fondazione Eva Peron”, finanziata da un contributo dei lavoratori, con una trattenuta sulla busta paga. Inesauribile capacità di lavoro, riceve ascolti e aiuta il popolo.

Evita si è presa la rivincita contro l’aristocrazia argentina che sempre la disprezzerà invece e che non la accetterà mai. Il suo nome e la sua mmagine compaiono ovunque; darà lei il calcio di inizio al campionato di calcio argentino.

“Nessuno se non il popolo mi chiama Evita. Solo i descamicados hanno imparato a chiamarmi in questo modo. Quando un ragazzino mi chiama Evita, mi sento madre di tutti i ragazzini e di tutti i deboli della terra. Quando un operaio mi chiama Evita, mi sento con gioia compagna di tutti gli uomini che lavorano nel mio paese e nel mondo intero. Quando una donna della mia patria  mi dice Evita, mi sembra di essere sorella di questa donna e di tutte le donne dell’umanità“.

Sul letto di morte, Eva pare abbia mormorato la frase:

“Tornerò e sarò milioni”.

Queste le sue parole divenute leggenda.

[1]Nel libro Una biografia politica, L .Zanatta sostiene che (…) Eva fu protagonista di un processo di modernizzazione sociale condotto però attraverso una sorta di primitivismo politico. Attraverso cioè un afflato carismatico e una concezione patrimoniale autoritari e impermeabili allo spirito d’una democrazia moderna. Del peronismo essa fece più di chiunque altri una religione secolare, coi suoi dogmi e i suoi fedeli, dove chi stonava non era oppositore bensì eretico. Sotto il peronismo di Eva, in sintesi, l’Argentina entrò nella modernità sociale saltando quella politica. Fu, la sua, una sorta di via religiosa alla modernità, foriera di tragedie.

[2] Caudillo è una parola spagnola utilizzata per indicare un leader politico-militare a capo di un regime autoritario. È affine al termine italiano Duce e al tedesco Führer e deriva dal latino capitellum, diminutivo di caput “testa”.

Caudillo è anche comunemente usato per riferirsi a leader populisti.

[3] Controverso il suo tutelare le donne ma non essere propriamente femminista.

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