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Coco Chanel

la moda passa, lo stile resta

11 novembre 2017 ,
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Ci sono segni ed eventi che precedono le gestualità geniali, quelle destinate ad avere una fama eterna. Si tratta spesso di momenti di difficoltà e dolore; gli episodi fortuiti, quelli – in genere, sono molto più rari. Potremmo dire che i geni non se la sono mai cavata facilmente nella vita. Anzi, forse nemmeno lo hanno mai saputo loro, di essere geni – se non eccezionalmente.

Le icone, quelle autentiche, raramente diventano tali  per pura sorte del caso.

Ci deve essere una sorta di spontaneità alla base del processo figurativo di trasformazione di una persona in simbolo. Un iconico talento innato , direi.

Coco è il famoso pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel,  la donna che ha fondato quello che è forse il marchio di moda più amato e desiderato dalle donne di tutto il mondo. La sua vita non fu certo facile, la sua famiglia era discretamente povera, gli agi rari. Colei che ha rivoluzionato la moda femminile della sua epoca – e non solo, era tuttavia forte ed ambiziosa e questi aspetti furono essenziali per definire il suo carattere. Il padre era un venditore ambulante, la madre faceva la lavandaia e morì giovane, a soli 32 anni, così Gabrielle fu affidata alle suore dell’orfanotrofio di Aubazine. Non rivide mai più il padre e a chi le chiedeva di lui diceva che era andato in America a cercare fortuna.

Gli anni trascorsi in orfanotrofio segnarono profondamente Gabrielle che sviluppò un profondo senso di austerità e l’amore per il bianco e nero. Il carattere romanico del monastero le rimase addosso e prenderà vita nelle sue successive creazioni. Ecco la sua forte passione per lo stile barocco, per i metalli preziosi, oro, argento  e gemme, con cui progetterà i suoi opulenti gioielli. La ricchezza sfarzosa degli abiti religiosi e degli oggetti cerimoniali, sarà una presenza costante nella definizione e nella scelta dello stile del suo lavoro futuro.

Quando Gabrielle venne mandata presso una scuola di apprendimento delle arti domestiche e compì diciotto anni, era il 1901 e così iniziò a lavorare come commessa presso un negozio di biancheria e maglieria. Lì perfezionò le nozioni di cucito apprese dalle suore.

Spesso accade ai personaggi geniali. Di essere avanti. Gabrielle era in anticipo anche rispetto a se stessa – il  genio si muove nella follia di una folla che non lo capisce e che annega  nella sua demenzialità. Ma il genio si tiene a galla, nonostante, ed emerge. E’ riduttivo affermare che Coco sia stata una precorritrice dei tempi. Ma, semplifichiamo, e diciamo che lo è stata. Se leggiamo, oggi, l’opera di designer di moda contemporanea anche molto diversi tra loro, si capisce che molte delle strategie risalgono a ciò che Chanel aveva già fatto, molto tempo prima. In maniera impeccabile – e senza raffronti.

 Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità. Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto ma nell’assenza della volgarità. La volgarità è la più brutta parola della nostra lingua. Rimango in gioco per combatterla.”

Si è messa in gioco, per creare. Il modo in cui ha creato la moda Coco, settantacinque anni fa, è un modo unico, di chi , mescolando il vocabolario di abiti maschili e femminili, ha offerto a coloro che indossavano le sue creazioni una sensazione di lusso nascosto piuttosto che di ostentazione. Ciò è conferma di come il suo senso dello stile si sovrapponga, senza fine, alla moda odierna. Chanel non si sarebbe definita come femminista – infatti, ha sempre parlato di femminilità piuttosto che di femminismo – tuttavia il suo lavoro è indiscutibilmente parte della liberazione delle donne. Perché? Non poteva permettersi i vestiti alla moda del periodo e così li rigettò e se li fece da sola, usando le giacche sportive e le cravatte, che erano l’abbigliamento maschile di tutti i giorni. Non solo si appropriò della libertà di scegliere tessuti e gli articoli d’abbigliamento che erano indossati dagli uomini ma, cominciando da come lei stessa vestiva, si appropriò anche dei vestiti sportivi e li rese parte integrante del linguaggio della moda.

 “Ero io l’unica a cambiare, non la moda. Ero io l’unica ad essere alla moda”

Si è messa in gioco, per sfida. Il suo stile si è sviluppato dalla necessità e si evolverà dalla continua sfida. La sua prima necessità era quella di rompere le vecchie formule e inventare un nuovo modo di esprimersi, determinazione di altri molti artisti del movimento moderno a lei coevi, tra i quali Picasso e Cocteau che di lei dirà: “con una sorta di miracolo, ha stabilito e diretto, nella moda,  regole che sembrano avere valore solo per pittori, musicisti, poeti”.

Alla fine degli anni ’60, Chanel era ormai a capo di una nuova istituzione, quasi rivaleggiando con quella che aveva sempre lottato. Mai perderà l’accento di animo della donna contadina che aveva rivoluzionato la moda e la società partendo proprio dal capo, dalla testa, con i cappelli. Le sue creazioni “flapper” erano in netto contrasto con la corrente di moda ispirata alla Belle Epoque ,in voga a quel tempo, e sulla quale Coco si chiedeva:  “Come può funzionare un cervello sotto queste cose?”

Brillante. Chanel aveva una mente così sottilmente acuta. Quello che voleva era che la moda raggiungesse la strada, altrimenti sosteneva che non fosse moda. Dunque fu abile nell’utilizzo dei loghi, con cui si è identificata lei stessa come azienda; fu consapevole del potere della sua personalità e di quello dell’imballaggio, dell’involucro – perché la forma è una questione importante. Capì anche che era necessario essere copiati e, infatti, lei era sempre citata.

“La moda non è semplicemente una questione di vestiti, la moda è nell’aria, nata sul vento, lo intuisce, è nel cielo e sulla strada”.

La ZeroStile Factory ha come obiettivo creare una storia che narri di momenti importanti e storici legati alle Donne. Il progetto “Lei è la storia”si apre con Lei.

Coco Chanel è stata un’ icona femminile tra le più potenti ed intramontabili; voleva emancipare la donna e renderla indipendente; aveva una predilezione per la moda confortevole, androgina e sportiva. E’ facile immaginare l’ostracismo che affrontò per affermarsi nei suoi primi anni di attività, in un’epoca nella quale l’emancipazione femminile non era affatto un argomento scontato, né un diritto acquisito. Le sue prime clienti furono le lavoratrici, ma presto divenne conosciuta anche nell’alta società: le più famose attrici francesi dell’epoca indossavano i suoi modelli di boutique e  fecero, così, conoscere il nome di Chanel in tutta Parigi. Lo stile semplice degli abiti suscitò scalpore con la conseguenza inevitabile che in città furono molti i tentativi di imitarlo. Per le strade si iniziarono a vedere donne con blazer maschili, camicette bianche e cravatte portate sopra gonne diritte: Coco la rivoluzionaria aveva posto i capi maschili al servizio del guardaroba femminile, aveva liberato il punto vita e aveva accorciato la gonna poco sopra il polpaccio, senza però scoprire il ginocchio… “Mostrare le cosce, va bene… ma le ginocchia, mai!” Qualsiasi cosa facesse, grazie a quella sua allure di eterna sfida e di spinta innovativa, Coco riscuoteva immediato successo, come quando si tagliò i capelli alla garçonne nel 1920. Chanel sosteneva che “La vera eleganza non può prescindere dalla piena possibilità del libero movimento”. Era riuscita a realizzare il suo grande sogno: liberare sé stessa, in un modo elegantemente vero e spontaneo e quindi forte, a tal punto da liberare molte altre donne, senza dubbio tutte quelle di Parigi.

Si ritrovano dei numeri curiosi su Coco Chanel, diamoli anche noi – come tutti i geni che rispettiamo:

il cinque: era molto significativo per Mademoiselle che, fin dall’infanzia, era attaccata a segni e simboli. La fragranza che ha voluto e creato nel 1921 si chiama Chanel N°5 e si suppone che tale nome Chanel lo abbia scelto dopo avere annusato la quinta boccetta d’essenza di prova. Quando le fu chiesto che titolo intendesse dare alla fragranza, Chanel rispose: Lancio la mia collezione il 5 maggio, il quinto mese dell’anno, lascerò che questo numero gli porti fortuna”.

Il  Leone, il quinto dello Zodiaco era il segno di Coco ed è un altro dei simboli presenti fin dagli inizi della sua carriera. Fu usato per la creazione dei bijoux e fu impresso sui bottoni dei suoi completi. Ha scelto lei stessa le sculture per la sua tomba e, con la tenacia costante che contraddistingue le personalità geniali, scelse ,ovviamente, tutte statue di leone. Si accettano ipotesi altrettanto risolute su quante ne fece realizzare.

Il 10 gennaio 1971, Coco Chanel morì: avrebbe compiuto in agosto 88 anni.

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